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venerdì 25 ottobre 2013

Sauté

Sauté

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Il termine sauté (letteralmente "saltato", di origine francese, participio passato di sauter, "saltare, rosolare") indica una pietanza preparata principalmente facendo rosolare (saltare) in padella, a fuoco vivo, gli ingredienti principali.
A causa delle forti temperature cui sono repentinamente sottoposti, intorno agli ingredienti si forma una specie di pellicola protettiva, che li sigilla ed impedisce la fuoriuscita e la dispersione di sapori e aromi e sali minerali.
La tecnica del sauté è molto adatta per le cotture in padella. Viene fatta a fuoco vivo, con o senza aggiunta di grassi.
Con questa tecnica si possono cuocere oltre alle carni, anche pesci, verdure e pasta.
La differenza tra cottura sautée e frittura consiste nel diverso posizionamento dei cibi:
  • frittura significa immergere completamente il cibo nell'olio e lasciarvelo tutto il tempo necessario a raggiungere il punto di cottura;
  • saltare (rosolare) significa far scivolare il cibo su un leggerissimo strato di grasso sul fondo della padella (grasso che serve solo ad accelerare la trasmissione di calore dalla padella all'alimento). Accelerare la conduzione termica rende l'alimento dorato e croccante (la doratura è dovuta al caramellarsi degli zuccheri contenuti nel cibo, nonché alla reazione di Maillard) ed inoltre diminuisce notevolmente il tempo di permanenza del cibo nel grasso di cottura.

Sauté di vongole

Vongole
Un alimento che ben si presta ad essere sauté è rappresentato dai molluschi: vongole, cannolicchi, ecc.
Saltare direttamente in padella gli ingredienti, dal peperoncino ai molluschi al prezzemolo all'aglio, è una tecnica di cottura che impedisce agli aromi di disperdersi nel vapore o nel sugo di cottura, trattenendo all'interno degli ingredienti stessi tutto il sapore e il gusto del mare, che andrà poi a miscelarsi con la pastasciutta, solitamente spaghetti o bavette o linguine. In alcune zone d'Italia, si usa condire con questo preparato gli gnocchi, meglio se di semola (senza patate), che assorbono il gusto dei molluschi senza alterarlo.

Riso

Altri alimenti ideali per la cottura sautée sono il riso e le verdure.
Saltare il riso in padella richiede molta attenzione e gli strumenti adatti: un tegame con fondo antiaderente e un cucchiaio di legno.

Sauté di patate

Sautée di patate
Tutti gli ortaggi si prestano bene alla cottura sautée. In particolare, le patate risultano molto gustose se ripassate in padella.
Dopo una normale bollitura mediante immersione in acqua bollente, leggermente salata, le patate vengono fatte raffreddare, per facilitarne il taglio a fettine.
Infine, le fettine vengono saltate in padella, con aggiunta di pochissimi grassi (solitamente olio di oliva e aromi a piacere (rosmarino, pepe, sale, prezzemolo, ecc.).

Sauté di carne

Hoikoro giapponese
Per questo genere di cottura sono più adatte le carni magre o leggermente grasse.
I tagli di seconda qualità farebbero fuoriuscire troppo grasso animale e si perderebbero i vantaggi della cucina sautée.
Per la cottura della carne sautée risulta più idonea una padella di acciaio, meglio se con doppio fondo, che ha una superficie piana e consente una migliore distribuzione dei grassi di cottura sul fondo stesso.
Un esempio di sauté di carne, tipico della cucina giapponese, è l' Hoikôrô, un piatto a base di cavoli, carne di maiale o pollo, aromatizzato con zenzero, aglio e pepe.

Il burro chiarificato

Il grasso consigliato per la cottura sautée è il burro chiarificato (o concentrato), che si può ottenere anche in casa facendo fondere il burro lentamente, poi lasciandolo riposare fuori dal fuoco.
Per effetto del raffreddamento, le parti liquide si depositano sul fondo ed affiorano le impurità. Al centro rimarrà il grasso purificato, da togliere con un mestolo dopo aver pulito la superficie dalle impurità.
Il siero depositato rimasto sul fondo va eliminato. Il burro così ottenuto può essere conservato anche in frigorifero per molti giorni.
Le caratteristiche del burro chiarificato fanno sì che esso non bruci in cottura, in quanto ha un punto di fumo più alto del burro intero. Inoltre, non vi è presenza di impurità, e questo concorre a rendere gli alimenti dorati e allo stesso tempo succosi, sempre se la cottura viene eseguita correttamente, cioè velocemente.

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Lardellatura

Lardellatura

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Con il termine lardellatura si definisce una tecnica di cucina che ha lo scopo di ammorbidire i tagli di carne privi di grassi propri.
La lardellatura consiste nell'inserimento, prima della cottura, di listelli di pancetta o di lardo, tagliati a bastoncino, nella carne tramite un apposito attrezzo detto lardatoio, è anche possibile effettuare l'operazione con un semplice coltello a lama lunga e sottile ma il risultato è meno preciso.
L'inserimento viene effettuato seguendo il senso della fibra della carne. Talvolta i pezzi di lardo o pancetta possono essere preventivamente insaporiti rigirandoli in un battuto di erbe.
Durante la cottura i grassi inseriti con la lardellatura si sciolgono insaporendo il taglio di carne.
Per lardellare la carne sono utilizzabili anche listelli di verdure, come ad esempio carote oppure pezzi di asparagi.
Una particolare operazione di lardellatura è quella che viene eseguita durante la cottura del maialetto arrosto, tipica della tradizione gastronomica della Sardegna: in questo caso la lardellatura serve all'ammorbidimento della cotica e si effettua infilzando un pezzo di lardo su uno spiedo ed infiammandolo con la stessa fiamma dell'arrosto. Il lardo sciogliendosi fa cadere piccole stille infiammate che raggiungono la cotica rendendola morbida e tenendola in tale condizione sino al raffreddamento.
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À la julienne

À la julienne

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Carote à la julienne
Il taglio à la julienne (detto anche alla "filangè") è un tipo di taglio utilizzato in cucina, che consiste nel tagliare la preparazione in filetti o fiammiferi di lunghezza variabile (comunemente 4-5 cm) e molto sottili (sezione quadrata di circa 2 mm di lato). Si utilizza in particolar modo per le verdure quali cipolle e carote. Viene usato anche per il sedano rapa ma anche per zucchine, peperoni, patate, melanzane, e funghi [fonte non disponibile].
La locuzione è citata per la prima volta in Le Cuisinier Royal, scritto nel 1802. L'origine è incerta, ma potrebbe derivare dal nome proprio francese Jules o Julien. Secondo altre versioni, uno chef di nome Jean Julien avrebbe utilizzato per primo il metodo per la preparazione delle verdure, anche se di ciò non ci sono prove certe.
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Gratinatura

Gratinatura

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Gratin courge butternut 1.jpg
La gratinatura è un tipo di cottura che consente di ottenere un piatto ben croccante in superficie e non troppo asciutto all'interno, ottenendo un mix piacevole di sensazioni al palato.

Preparazione

Per ottenere ciò è necessario far raggiungere alla pietanza una temperatura abbastanza elevata, solitamente oltre i 180 °C, condizione in cui si verificano delle reazioni dette di "Maillard", nel minor tempo possibile.
I risultati migliori si ottengono usando un buon forno a convezione, precedentemente scaldato, meglio ancora un attrezzo più professionale detto "salamandra", e coprendo la superficie dei cibi, specialmente quelli che contengono più acqua, con preparazioni "gratinanti" a base di formaggio, o pane grattugiato aromatizzato, e del grasso di cottura, olio o burro.
La gratinatura si ottiene cospargendo degli alimenti, quali pesce, verdure con un composto chiamato "gratin" fatto con pane grattato olio, prezzemolo. Viene cosparso sugli alimenti poi infornato fino ad ottenere una colorazione dorata. Invece per paste, lasagne ecc. gli alimenti vengono cosparsi di grana grattugiato e fiocchetti di burro poi posti in forno.

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Frittura

Frittura

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La frittura, Tacuinum sanitatis Casanatensis (XIV secolo)
Per frittura si intende il cuocere gli alimenti in grassi animali o vegetali caldi. I grassi usati possono essere, a temperatura ambiente, solidi o liquidi (oli).

Storia

La frittura è un metodo diffuso in tutto il mondo e usato già nel 2500 a.C. in Egitto.[1]. Naturalmente[non chiaro], in tale paese, si usava olio vegetale generico. Già nell'antica Roma si friggevano i cibi, dolci o salati che fossero, solitamente nell'olio di oliva. Una ricetta del periodo, le frictilia, è la probabile antenata delle attuali chiacchiere o bugie di carnevale.
La maggior parte della popolazione consumava il pasto del mezzogiorno e diversi spuntini per strada, acquistando dalle varie bancarelle o da locali semi aperti vicini alla strada. Tali negozi, le cauponae e le tabernae, vendevano diversi cibi fritti, quali frittate, frittelle, salsicciotti. Esistevano, inoltre, le vere e proprie botteghe di friggitori, citati anche dal poeta Marziale.
Il fritto nell'antica Roma era prevalentemente in olio di oliva o strutto. Nel Medioevo (e fino a tempi recenti[2]), invece, ha prevalso quest'ultimo. Nel Nord Italia il burro, per la ricchezza dell'allevamento bovino.
Recentemente, si usano anche materie grasse alimentari sottoposte a frazionamento, che permette di separarle in una parte solida e una liquida adatta anche a friggere (ad esempio olio di palma bifrazionato), da sola o mescolata con altri oli; tali sostanze sono definite "prodotti per friggere" ma non sono propriamente oli.[2]
Dato l'alto contenuto in grassi, gli alimenti fritti vanno consumati con moderazione, soprattutto per chi ha problemi cardiovascolari e di fegato. La quantità di grasso assorbita durante la frittura varia da grasso a grasso.
Un rassegna sull'arte della frittura si svolge ad Ascoli Piceno (famosa per le sue olive ascolane) e si chiama Fritto misto all'italiana e dal mondo.

Raccomandazioni

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi punto di fumo e acroleina.
Durante la cottura per via del calore la materia grassa si ossida, cioè si deteriora, e può generare sostanze tossiche, soprattutto una volta superato il punto di fumo. Tale temperatura è diversa per ogni tipo di grasso.
Per questo motivo il grasso non va usato troppo a lungo o per troppe fritture, né rabboccato, altrimenti il grasso aggiunto si deteriora più rapidamente.[2]
La resistenza di un grasso alla cottura (e al conseguente deterioramento) dipende dalla sua composizione in acidi grassi: i grassi con una quantità maggiore di acidi grassi saturi sono più resistenti; con acidi grassi polinsaturi, meno resistenti. La differenza si fa notare soprattutto nelle fritture successive alla prima o nelle fritture prolungate.[2] Quindi i grassi più sani per la frittura sono quelli con la maggiore quantità di acidi grassi monoinsaturi, e non necessariamente quelli con meno saturi o più polinsaturi, cioè i più sani nel caso dell'ingestione (vedi la voce colesterolo).[2]
I nutrizionisti[non chiaro][2] e una circolare del Ministero della Sanità[3] raccomandano quindi l'uso di olio di arachide e olio extra vergine di oliva, che hanno una composizione chimica ottimale per la frittura. Gli oli di girasole, mais, soia, vinaccioli sono meno adatti alla frittura; la scelta di tali oli è conveniente dal punto di vista economico ma non da quello salutistico.
In alcune prove di laboratorio si è visto che l'olio di semi di arachide è buono anche per il suo basso assorbimento durante la cottura anche dopo la prima frittura; l'olio di girasole e l'olio extravergine di oliva sono medi, gli oli di oliva, mais, semi vari e soia sono mediocri.[2]

Note

  1. ^ (EN) Tannahill, Reay. Food in History. Three Rivers Press, 1995, p. 75.
  2. ^ a b c d e f g Friggere senza essere fritti, «Altroconsumo» n. 110, novembre 1998.
  3. ^ Oli e grassi Impiegati per friggere alimenti, Ministero della Sanità, 11 gennaio 1991. URL consultato il 12 febbraio 2008.

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Cottura a vapore

Cottura a vapore

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Due diversi sistemi di cottura a vapore
La cottura a vapore è una tecnica di cucina con cui si evita il contatto diretto tra l'acqua ed il cibo da cuocere. Il sistema permette inoltre di rinunciare all'impiego di olio o altre sostanze grasse. Le pietanze vengono adagiate su una superficie permeabile, ad es. provvista di aperture (cestino di metallo, ripiano di bambù etc.), sotto la quale si trova il fondo della pentola con uno strato di acqua allo stato liquido.
Grazie alla copertura si instaura nella pentola una circolazione di aria e vapore grazie alla quale si cuoce il cibo. In linea di massima con la cottura a vapore si raggiungono temperature leggermente inferiori a quelle generate con la cottura tradizionale. Merita un discorso a parte la cottura a vapore praticata con l'ausilio della pentola a pressione.
Il sistema è diffuso in tutti il mondo. In particolare è popolare in Asia, dove vengono usati pure apparecchi elettrici appositamente concepiti (ad esempio per il riso). Anche il piatto tradizionale del Nordafrica, il cuscus, prevede una cottura al vapore ed un recipiente apposito (due pentole sovrapponibili ad incastro, quella superiore col fondo bucherellato), denominata cuscussiera. In Europa è usuale che il metodo venga utilizzato per le verdure.
Cuocere a vapore è spesso meglio che lessare, in quanto, oltre al minor uso di grassi, è più difficile che vengano disperse le sostanze aromatiche e nutritive (ad esempio i sali minerali o le vitamine idrosolubili), per diluizione, nell'acqua (che spesso viene scartata). D'altro canto, diverse pietanze non possono essere preparate a vapore: la carne grassa, ad esempio, necessita di temperature relativamente alte, che non sempre possono essere generate con questo sistema; per il pesce, invece, la cottura a vapore è considerata un buon sistema. Da tener presente che alcune verdure e legumi al termine della cottura presentano una consistenza differente da quella che si ottiene con altre tecniche di cottura, e pertanto potrebbero non soddisfare i gusti di qualcuno.
È importante, usando questa tecnica, scegliere il giusto livello dell'acqua: se è troppo alto, c'è il pericolo che con il contatto tra cibo ed acqua le sostanze nutritive ed aromatiche vadano disperse; se è troppo basso, potrebbe accadere che tutta l'acqua finisca per evaporare prima che la cottura sia compiuta.

Fonti

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Cottura

Cottura

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La cottura, Tacuinum sanitatis Casanatense (XIV secolo)
La cottura è un procedimento che consiste nell'esporre il cibo a fonti di calore per trasformarlo da crudo a cotto. Questo trattamento è una diretta conseguenza della scoperta del fuoco e viene fatta risalire al paleolitico inferiore: in insediamenti di Homo erectus di Ciu Ku Tien in Cina sono stati trovati focolari di 400 000 anni fa. Secondo altri la capacità di controllare prima e di produrre il fuoco poi, andrebbero retrodatate fino a circa un milione di anni fa (ritrovamenti in Sudafrica).
La cottura risponde a diverse esigenze:
  • altera la consistenza e il sapore dei cibi rendendoli più digeribili
  • elimina batteri, virus e animali (per esempio le uova dei parassiti Taenia solium e Taenia saginata) presenti nel cibo
  • trasforma alcune sostanze tossiche rendendo commestibili cibi altrimenti nocivi

Tipi di cottura

Esistono vari sistemi di cottura:
  • Con esposizione diretta alla fonte di calore
    • Al forno - elettrico, a gas, a legna, a microonde.
      • Gratinatura - cottura al forno successiva ad alta cottura al fine di indurire la superficie dell'alimento è cioè una doratura dell'alimento che avviene esponendo il cibo al calore del grill del forno a 250-300 °C.
    • Arrostitura - esposizione diretta alla fiamma o tramite una griglia o una piastra (di metallo o pietra).
    • Affumicatura - esposizione diretta al fumo provocato dalla combustione di legno poco resinoso.
  • Con trasmissione del calore per immersione.
    • Bagnomaria - usata anche per la sterilizzazione di prodotti confezionati.
    • Affogatura - tecnica analoga alla bollitura, si effettua in acqua a temperatura inferiore (80°)è per questo è uno dei sistemi di cottura più delicati.
    • Bollitura - immersione dell'alimento nell'acqua in ebollizione è una delle cotture più usate in cucina.
    • Brasatura - è una tecnica mista, in quanto prevede prima la rosolatura con un grasso, poi il proseguimento della cottura con un liquido.
    • Stufatura - cottura in umido fatta in casseruola sul fuoco a calore moderato.
    • Frittura - immersione o esposizione superficiale a un grasso (burro, oli, strutto) ad alta temperatura (130°)
    • Saltatura - usa poca sostanza grassa a temperature elevate e per breve periodo di tempo muovendo (facendo "saltare") in continuazione l'alimento sulla padella.

Dispositivi per la cottura

I dispositivi per la cottura sono moltissimi: sono cambiati nel corso dei secoli e si differenziano a seconda delle culture.
I mezzi per procurare il calore (o l'energia nel caso del forno a microonde) necessario alla cottura sono:
Gli utensili che separano il cibo dalla fonte di calore sono quanto mai vari. Ricordiamo tra gli altri:
Per l'esposizione alla fiamma
Contenitori metallici
Contenitori in terracotta
Contenitori in porcellana o vetro da fuoco in pyrex

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Grigliata barbecue Tecnica

Grigliata

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Barbecue)
Carne mista pronta per la cottura.
Un barbecue con griglia
Una griglia allestita, che ha appena iniziato la cottura.
La grigliata (in lingua inglese barbecue, abbreviato come BBQ) è un metodo di cottura del cibo, spesso carne, attraverso il calore del fumo di un fuoco.

Riferimento

Il termine si può riferire a:
  • i cibi cotti in tal modo,
  • allo strumento usato per la cottura, nei ristoranti vengono di norma usati dei grandi forni in mattone o metallo, disegnati specificatamente per il barbecue.
  • all'evento in sé, ovvero la cottura e la degustazione dei cibi cotti mediante questa tecnica. La grigliata si svolge spesso all'aperto e come fonte di calore vengono spesso usati del legno o del carbone vegetale, oppure dei gas come il propano.
  • per barbecue si può intendere anche un piatto tipico della Carolina del sud, le costolette alla griglia
Sembra che il termine barbecue derivi dallo spagnolo "barbacoa" (barbecue su nave): sarebbe quindi un termine di origine caraibica, poi importato in Europa.

Tecnica

La grigliata, a seconda del metodo di cottura, può essere:
  • Per irraggiamento, o indiretta, dove la cottura è effettuata principalmente ad opera della radiazione infrarossa (calore) emessa dal combustibile, più indirettamente attraverso il fumo e l'aria calda.
Il carbone viene disposto ai lati, o comunque a una certa distanza dalla grata, e molti considerano questo metodo una tecnica specifica dell'affumicatura, mentre negli stati del sud e nel Midwest degli Stati Uniti questo viene considerato il barbecue vero e proprio. Questa tecnica risulta essere lenta, anche 12 ore, e utilizza delle temperature di cottura medio-basse, di circa 110-150 °C (infatti è detta "Low & Slow"). Per favorire l'affumicatura, si impiegano anche dei trucioli umidi di legno di particolari essenze, che vengono fatti bruciare sulle braci roventi per farne sprigionare l'aroma.
  • Per contatto, o diretta, dove si utilizzano delle piastre di vario tipo (ad esempio, le tipiche lose in pietra) o griglie arroventate riscaldate elettricamente o dal carbone/legna. Il cibo da cuocere viene disteso sopra tali elementi. La tecnica risulta essere veloce e utilizza delle temperature di cottura elevate
In altre nazioni, come in Australia e molte parti dell'Europa, per barbecue s'intendono carni sia fritte che grigliate. L'attrezzo utilizzato per cuocere non ha un coperchio.

Note


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