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Una tazza di caffè preparato con la
moka
Il
caffè è una bevanda ottenuta dalla macinazione dei semi di alcune specie di piccoli alberi tropicali appartenenti al
genere Coffea, parte della
famiglia botanica delle
Rubiaceae, un gruppo di
angiosperme che comprende oltre 600
generi e 13.500
specie.
Sebbene all'interno del
genere Coffea siano identificate e descritte oltre 100
specie, commercialmente le diverse
specie di origine sono presentate come diverse varietà di caffè e le più diffuse sono l'"arabica" (
Coffea arabica) e la "robusta" (
Coffea canephora).
Specie coltivate
Pianta di
Coffea arabica in Brasile con frutti in diversi stadi di maturazione
Le
specie di caffè coltivate su grande scala sono tre (
Coffea arabica,
Coffea canephora e, in minor misura,
Coffea liberica). Una decina vengono coltivate localmente.
Le specie differiscono per
gusto, contenuto di
caffeina, e adattabilità a
climi e
terreni
diversi da quelli di origine. Ricordiamo che tutte le specie coltivate
esistono ancora, nelle zone d'origine, allo stato selvatico. È però
anche vero che sono state create artificialmente molte nuove varietà.
Specie principali
Arabica. La specie che è stata usata per prima è
Coffea arabica, una pianta originaria dell'
Etiopia (dove il caffè viene chiamato
buna), del
Sudan sud-orientale e del
Kenya settentrionale e in seguito diffusasi nello
Yemen, luogo in cui, peraltro, si ebbero le prime tracce storiche del consumo della bevanda, nel lontano
1450 tra i seguaci del
sufismo[1].
I semi di
Coffea arabica hanno un contenuto di caffeina molto inferiore a quelli delle altre specie di larga diffusione e rispetto alle altre specie è
autoimpollinante, cioè autogama e inoltre predilige coltivazioni ad alta quota (tra 1000 e 2000 metri). La coltivazione di
Coffea arabica fuori dei territori d'origine è iniziata molto presto, p.es. in
Indonesia nel
1699.
Robusta. Molto coltivata oggi è
Coffea robusta (o
Coffea canephora, nome considerato scientificamente più corretto ma poco usato commercialmente). È una specie originaria dell'
Africa tropicale, tra l'
Uganda e la
Guinea,
molto adattabile (cresce anche a quote inferiori ai 700 metri) e perciò
più economica. La sua coltivazione è iniziata solo nell'
Ottocento. È una pianta allogama, quindi richiede impollinazioni incrociate che la possono differenziare
geneticamente con più facilità rispetto alla arabica.
Liberica. Tra le specie di cultura meno diffusa, la più importante è
Coffea liberica, originaria della
Liberia e coltivata, oltre che in Africa occidentale, soprattutto in
Indonesia e nelle
Filippine.
Albero di
Coffea liberica fotografato in
Vietnam
Excelsa. Nel
1903 è stata scoperta in Africa una nuova specie di alberi del caffè, battezzata con il nome di
Coffea excelsa. Tuttavia, successivamente, i botanici hanno ritenuto che questa specie fosse in realtà solo una varietà di
Coffea liberica e il suo nome scientifico corretto è quindi
[2] Coffea liberica var.
dewevrei.
La varietà continua a essere chiamata
Excelsa da coltivatori e commerciali e viene considerata molto promettente.
Specie minori
Ricordiamo qui solo le seguenti:
Stenophylla.
Coffea stenophylla è originario dell'Africa occidentale, dove viene coltivato localmente (Liberia,
Sierra Leone,
Costa d'Avorio). È resistente alla
siccità. Il
profumo è stato paragonato a quello del
tè, il sapore non è gradito a tutti i palati.
Mauritiana.
Coffea mauritiana è il
caffè marrone dell'
Isola Maurizio e della vicina
Isola della Riunione; una recente varietà orticolturale, il
Bourbon pointu, sembra molto promettente.
Racemosa.
Coffea racemosa, originaria del
Mozambico, perde le foglie durante la stagione secca.
La parola
araba "qahwa" (
قهوة), in origine, identificava una
bevanda
prodotta dal succo estratto da alcuni semi che veniva consumata come
liquido rosso scuro, il quale, bevuto, provocava effetti eccitanti e
stimolanti, tanto da essere utilizzato anche in qualità di
medicinale. Oggi questa parola indica, in arabo, precisamente il caffè.
Dal termine "qahwa" si passò alla parola
turca Kahve attraverso un progressivo restringimento di significato, parola riportata in
italiano
con "caffè". Questa derivazione è contestata da quanti sostengono che
il termine caffè derivi dal nome della regione in cui questa pianta era
maggiormente diffusa allo stato spontaneo, Caffa, nell'Etiopia
sud-occidentale.
Storia
Leggenda sulla scoperta
Fino al
XIX secolo non era certo quale fosse il luogo di origine della pianta del caffè e, oltre all'
Etiopia, si ipotizzava la
Persia e lo
Yemen.
Pellegrino Artusi, nel suo celebre manuale, sostiene che il miglior caffè sia quello di
Mokha (città nello
Yemen), e che questo sarebbe l'indizio per individuarne il luogo d'origine. Esistono molte leggende sull'origine del caffè.
La più conosciuta dice che un pastore chiamato Kaldi portava a pascolare le capre in
Etiopia.
Un giorno queste incontrando una pianta di caffè cominciarono a
mangiare le bacche e a masticare le foglie. Arrivata la notte le capre
anziché dormire si misero a vagabondare con energia e vivacità mai
espressa fino ad allora. Vedendo questo il pastore ne individuò la
ragione e abbrustolì i semi della pianta mangiati dal suo gregge, poi le
macinò e ne fece un'infusione, ottenendo il caffè.
Un'altra leggenda ha come protagonista il profeta Maometto il quale,
sentendosi male, ebbe un giorno la visione dell'Arcangelo Gabriele che
gli offriva una pozione nera (come la Sacra Pietra della Mecca) creata
da Allah, che gli permise di riprendersi e tornare in forze. Esiste
anche una leggenda che narra di un incendio in Abissinia di piante
selvatiche di caffè che diffuse nell'aria il suo fumo per chilometri e
chilometri di distanza.
Nel
XV secolo la conoscenza della bevanda a base di caffè si estese fino a
Damasco, al
Cairo per arrivare infine ad
Istanbul, dove il suo consumo avveniva nei luoghi d'incontro dell'epoca.
Nella sua opera
Sylva sylvarum, pubblicata postuma nel
1627,
Francesco Bacone fornisce per primo una descrizione di questi locali in cui i turchi siedono a bere caffè, paragonandoli alle taverne europee
[3].
I primi a descrivere in
Europa la pianta di caffè furono: in
Germania il botanico
Léonard Rauwolf, in un libro pubblicato nel
1583 e in
Italia, il marosticense
Prospero Alpini, nel suo libro
De Medicina AEgyptiorum datato
1591.
[4] Nella rappresentazione di
Prospero Alpini mancano però le bacche della pianta di caffè, che furono descritte in
Europa solo nel
1605 da
Charles de L'Écluse, direttore allora del
giardino botanico di
Vienna.
Per i suoi rapporti commerciali in
Vicino Oriente,
Venezia fu la prima a far uso del caffè in
Italia, forse fin dal
XVI secolo; ma le prime botteghe del caffè furono aperte solo nel
1645 ed il medico e letterato
Francesco Redi nel suo
Bacco in Toscana già cantava:
« Beverei prima il veleno
Che un bicchier che fosse pieno
Dell'amaro e reo caffè » |
Nel
XVII secolo, a
Londra ed a
Parigi una
libbra
di caffè veniva pagata fino a 40 scudi. L'uso si andò poi via via
generalizzando per crescere fino all'immenso consumo che se ne fa
tuttora.
Verso il
1650, cominciò ad essere importato e consumato in
Inghilterra e si aprirono di conseguenza i primi caffè (intesi come circoli e bar e detti in
inglese coffeehouse), come ad esempio quelli di
Oxford e di
Londra. Nel
1663 in
Inghilterra vi erano già 80
coffeehouse, cresciuti vertiginosamente fino a superare le 3000 unità nel
1715.
I caffè divennero presto luoghi di nascita e diffusione di idee
liberali, e furono frequentati da letterati, politici e filosofi,
diffondendone l'uso in tutta
Europa. Nel
1670 aprì il primo caffè a
Berlino e nel
1686 a
Parigi.
Nel
1684 Franciszek Jerzy Kulczycki, soldato delle truppe del re polacco
Jan III Sobieski, che era giunto in
Austria per salvare
Vienna
dall'assedio dei Turchi, dopo la liberazione della città, aprì in
questa la prima bottega del caffè, fra le prime in Europa. Costui
utilizzò all'inizio i sacchi di caffè abbandonati dall'esercito ottomano
in fuga.
Nel
1689 venne inaugurato il primo caffè negli
Stati Uniti, a
Boston, denominato
London Coffee House. Seguì il
The King's Arms, aperto a
New York nel
1696.
Nel
Settecento ogni città d'
Europa possedeva almeno un caffè. Il caffè iniziò ad essere coltivato in larga scala nelle colonie
inglesi e in quelle
olandesi (in
Indonesia). La
Compagnia olandese delle Indie Orientali incominciò a coltivare il caffè già nell'ultimo decennio del
XVII secolo, presso
Giava utilizzando semi provenienti dal porto di Mocha, nello
Yemen. Nel
1706 alcune piantine di caffè vennero trasferite da
Giava al
giardino botanico di
Amsterdam; da lì, nel
1713, una pianta raggiunse la
Francia.
Nel
1720 Gabriel de Clieu, un ufficiale della
marina francese, salpò alla volta dei
Caraibi con due piantine di caffè di cui solo una sopravvisse arrivando alla colonia francese della
Martinica. Da lì, nei decenni seguenti, le piante si diffusero rapidamente in tutto il
Centroamerica:
Santo Domingo (
1725),
Guadalupa (
1726),
Giamaica (
1730),
Cuba (
1748) e
Porto Rico (
1755).
Nello stesso periodo, precisamente nel
1718, gli
olandesi trasportarono il caffè in un'altra loro colonia, la
Guiana Holandese (attuale
Suriname) da cui, nel
1719 entrò nella
Guiana Francese e di qui penetrò infine in
Brasile, dove, nel
1727,
vennero create le prime piantagioni. L'industria nelle colonie
dipendeva esclusivamente dalla pratica della schiavitù, abolita solo,
peraltro formalmente, nel
1888.
Fu
Carlo Linneo, botanico svedese a cui si deve la diffusione del sistema di classificazione degli organismi in
genere e
specie, a proporre per primo il
genere Coffea nel
1737.
Nel
1768 Maria Carolina d'Asburgo-Lorena sposò
Ferdinando IV di Borbone e radicò la tradizione viennese del caffè nella cultura napoletana. Già nel
1771, la colta gentildonna inglese Lady Anne Miller annotò in un resoconto di un ballo di corte di aver visto alla
Reggia di Caserta la sala del caffè, preparato e servito da alcuni giovanotti con berretti e giacche bianche dietro a delle tavole
[5].
Zone di produzione
Distribuzione geografica della coltivazione del caffè: (r) specie robusta, (a) specie arabica, (m) entrambe
Indicativamente, le zone di produzione sono rappresentate dalla
seguente mappa: dati più precisi possono essere trovati sul sito dell'
International Coffee Organization (ICO)
[6]. Secondo le statistiche ivi riportate, i maggiori produttori mondiali sono, nell'ordine, il
Brasile, il
Vietnam, la
Colombia e l'
Indonesia. Seguono, con ordine variabile secondo le annate,
Messico,
Guatemala,
Honduras,
Nicaragua,
El Salvador,
Etiopia,
India,
Ecuador.
Tostatura artigianale
Pellegrino Artusi
dava anche alcuni consigli per effettuare una tostatura artigianale
(ovvero "fatta in casa") dei chicchi di caffè. Dopo aver raccomandato la
massima attenzione, in quanto da questa dipende la buona riuscita della
bevanda, il primo consiglio è quello di usare legna anziché carbone,
per regolare meglio il calore.
Quando il caffè comincia a crepitare e far fumo, va scosso spesso il
tostino mentre si deve aver cura di levarlo appena ha preso il colore
castano-bruno e prima che emetta l'
olio (a
Firenze,
in tempi antichi, per arrestarne subito la combustione lo si distendeva
all'aria aperta); pessima sarebbe invece l'usanza di chiuderlo fra due
piatti, perché in questo modo potrebbe appunto diffondere l'olio
essenziale, con susseguente perdita dell'aroma (va detto che il caffè
perde nella tostatura il 20% del suo peso, cosicché di 500
g ne rimangono circa 400).
Qualità del caffè
Secondo Artusi, così come diverse qualità di carne fanno il brodo
migliore, così da diverse qualità di caffè, tostate separatamente, si
ottiene un aroma più grato. Per Artusi, la miscela ideale dovrebbe
essere composta da 250 g di
Porto Rico, 100 di
Santo Domingo
e 150 di Moka. Anche 300 g di Portorico con 200 di moka darebbero un
ottimo risultato. Con 15 g di questa polvere si può fare una tazza di
caffè abbondante; ma quando si è in parecchi, possono bastare 10 g a
testa per una piccola tazza usuale.
Il caffè più pregiato del mondo, il "
Kopi Luwak", si produce in
Indonesia.
La produzione è dell'ordine dei 50 kg l'anno, e costa all'incirca 500€
al kg. La particolarità del Kopi Luwak risiede nel fatto che si tratta
di chicchi di caffè mangiati e digeriti dallo
zibetto delle palme (luwak), raccolti poi a mano e tostati normalmente. Gli esponenti della
Cup of Excellence, ovverosia una giuria che assegna gli
Oscar
del caffè, valutano alcuni parametri ritenuti fondamentali, tra i quali
l'aroma, la dolcezza, il sapore, l'acidità, la mancanza di difetti, il
retrogusto
[1].
In generale la qualità è in relazione con l'ambiente di crescita, con
le pratiche adoperate nella coltura, con il tipo di lavorazione delle
bacche (il grado e la loro omogeneità) e con il luogo di provenienza.
Conservazione
Artusi consigliava di tostarne poco per volta e conservarlo in vaso
di metallo ben chiuso, macinando sul momento solo quello che necessita,
perché perde facilmente il proprio profumo. Una permanenza dei chicchi
per 2 o 3 settimane a temperatura ambiente e a contatto dell'aria, è
sufficiente per alterare fortemente il gusto della bevanda, dovuto al
processo di
irrancidimento
dell'olio contenuto, e nel caso dell'espresso, la quasi assenza in
tazzina, della crema in superficie. Attualmente, i materiali usati
dall'industria per la confezione del caffè in chicchi, sono
sufficientemente impermeabili all'aria da permetterne una buona
conservazione anche nel proprio
barattolo o busta.
Proprietà del caffè
Chicchi di caffè appena tostati
Già verso la fine del
XVI secolo i
botanici iniziarono ad analizzare le proprietà della bevanda. Dopo Rauwolf, nel
1713 il botanico
francese Antoine de Jusseieu realizzò una delle più significative pubblicazioni scientifiche sulla anatomia del caffè
[1].
A coloro ai quali l'uso del caffè provoca troppo eccitamento - può
provocare in soggetti predisposti episodi di tachicardia sinusale,
quindi cardiopalmo, oppure
insonnia
- viene consigliato di astenersene o di usarlo con moderazione;
l'effetto potrebbe anche essere corretto mescolandovi un po' di
cicoria oppure
orzo
tostato. L'uso costante potrebbe neutralizzare gli effetti negativi del
caffè su molte persone, ma potrebbe anche nuocere, essendovi dei
temperamenti tanto eccitabili da non essere correggibili.
Pellegrino Artusi sosteneva che l'uso del caffè dovesse essere proibito ai più giovani.
Secondo una diceria ottocentesca, il caffè eserciterebbe un'azione
meno eccitante nei luoghi umidi e paludosi e si riteneva che questa
fosse la ragione per cui i paesi in cui se ne fa maggior consumo in
Europa sono il
Belgio e l'
Olanda. In
Medio Oriente, dove si usa di ridurlo in polvere finissima e farlo
all'antica per berlo ancora torbido, il bricco, nelle case private, è sempre sul fuoco.
Secondo il medico
Paolo Mantegazza, patologo ed igienista, il caffè, contrariamente a quello che comunemente si pensa,
non favorisce in alcun modo la digestione;
tuttavia può essere fatta una distinzione: il criterio può essere
riferito a coloro ai quali il caffè non provoca eccitazione particolare,
mentre per coloro
sensibili alla bevanda, può portare la sua
azione anche sul nervo pneumogastrico; ed è un dato di fatto innegabile
che possano digerire meglio (e l'uso invalso di prendere una tazza di
buon caffè dopo un lauto pranzo ne è una testimonianza, neppure troppo
indiretta). Anche se la maggioranza di maître di sala o chef di cucina
dicono che il caffè preso dopo pranzo aiuta la digestione, la cosa non è
ancora stata provata.
Preso alla mattina a digiuno, sembrerebbe che il caffè vuoti lo
stomaco dai residui di una imperfetta digestione e lo predisponga ad una
colazione più appetitosa; va precisato ad ogni modo che una tazzina di
caffè, cioè 10 cL di caffè, e un cucchiaino di
zucchero, apportano all'organismo solo 45
calorie
in totale, contro le 400 indicativamente raccomandate dai dietologi per
una colazione bilanciata, una che cioè fornisca il 29% delle calorie
consumate nelle 24 ore successive: è fortemente sbagliato, pertanto,
sostituire la colazione con una semplice tazzina di caffè, aggiungendo a
ciò che, contrariamente al pensiero comune, trascurare la colazione
espone gravemente all'obesità gli individui predisposti ad ingrassare.
Resta inoltre valida la raccomandazione della Food and Drug
Adminstration di "evitare se possibile i cibi, le bevande e i medicinali
che contengono caffeina, o comunque consumarli solo raramente". Molti
ricercatori sconsigliano il caffè decaffeinato, cioè quello contenente
meno del 0,1% di caffeina, rimarcando l'uso di solvente tossico per
eliminare la caffeina, del quale rimarrebbero tracce, che tuttavia per
legge dovrebbero non essere sopra una soglia minima, comunque
considerata dai medesimi detrattori troppo alta (es. etilmetilchetone:
20 mg/kg; se subisce reazioni di condensazione, forma dei veleni). In
realtà molte aziende utilizzano dei metodi di produzione del
decaffeinato che non necessitano di alcun solvente realmente tossico, e
che quindi si possono considerare sicuri.
Prima di mettersi in viaggio il caffè non è consigliato, se non dopo
aver mangiato. Infatti è uno stimolante e facilita l'attenzione, ma
favorisce anche un'ipersecrezione gastrica fastidiosa, soprattutto a
stomaco vuoto. Il caffè mescolato al latte bollente (il famoso
cappuccino) ha la proprietà di bloccare l'appetito ed è comunemente
pensato essere un sostitutivo del pranzo anche se impropriamente. Questo
perché, con la temperatura, l'acido tannico del caffè si combina con la
caseina del latte, dando luogo al tannato di caseina, composto
difficile da digerire.
Agli acidi clorogenici presenti nel caffè sono attribuiti effetti sul
metabolismo del
glucosio, perché si è visto
in vitro che sono inibitori di una eccessiva produzione degli enzimi

-glucosidasi
e glucosio-6-fosfatasi, che attivano la conversione di non-carboidrati e
glicogeno in glucosio, suggerendo che possa modificare l'assorbimento
del glucosio nell'intestino tenue. Il glucosio viene immesso nel sangue,
portato ai muscoli, e per la parte in eccesso accumulato in molecole di
grasso.
Alcuni studi mostrano una riduzione del rischio di diabete di tipo 2
[7][8][9]. Sono noti derivati dell'acido clorogenico che sono antiossidenti e agenti ipoglicemici.
Queste proprietà antiossidanti, preventive del diabete e dimagranti sono
associate in particolare al caffè verde che contiene una più alta
concentrazione di questi acidi, e diversamente dal caffè tradizionale,
che viene tostato, non perde tale valore nutrizionale.
Il consumo di caffè è stato inoltre associato a una riduzione del rischio di insorgenza del
cancro del colon-retto[10], del
carcinoma della bocca[11], del
carcinoma epatocellulare[12] e del
cancro alla prostata.
[13]
Vari modi di preparare il caffè
Caffè espresso nel bicchierino,
modo detto
al vetro
Caffè preparato con la
moka
- Caffè espresso, detto anche «caffè normale» in Italia.
- Caffè decaffeinato.
- Caffè in vetro, è distribuito in bicchierino di vetro anziché in tazzina di porcellana.
- Caffè corto,
è un espresso molto ridotto, talvolta fino a poche gocce soltanto. Il
caffè preparato in questo modo esprime al massimo l'aroma della bevanda
ed ha un contenuto di caffeina molto basso. È una bevanda tipica dell'Italia (è quasi impossibile avere un vero caffè ristretto in paesi esteri).
- Caffè lungo,
è ottenuto con le macchine espresso facendo defluire più acqua del
solito. Un caffè lungo, sebbene sia meno denso, contiene più caffeina
di quello normale, e ancor più di quello ristretto, proprio perché la
stessa quantità di posa di caffè viene «sfruttata» in misura maggiore.
Il caffè lungo è considerato il caffè normale negli Stati Uniti e
nell'Europa centrale e settentrionale.
- Caffè macchiato, si ottiene aggiungendo al caffè una «macchia» (ovvero una piccola quantità) di latte.
- Caffè schiumato, è un tipo di caffè macchiato in cui il latte aggiunto è caldo e spumoso.
- Caffè corretto, si ottiene dall'aggiunta al caffè espresso di una dose di grappa o altro alcolico o superalcolico.
- Caffè Americano,
un espresso in tazza grande, a cui viene aggiunto un 60% circa d'acqua,
calda o a temperatura ambiente, servita in una piccola brocca a parte.
Da non confondersi con il caffè all'americana che non viene preparato
partendo dall'espresso.
- Caffè napoletano, preparato con la caffettiera napoletana.
- Caffè moldavo
- Caffè alla nocciola
- Caffè al ginseng
- Cappuccino
- Mocaccino cappuccino classico, più una piccola dose di cioccolata calda
- Babyccino il cappuccino per i bambini,più piccolo e decorato artisticamente, con schiuma, marshmallow, cacao, ecc.
- Caffè messicano
- Caffè in ghiaccio
- Caffè shakerato, è un caffè con ghiaccio agitato nello shaker
- Caffè d'orzo, si definisce "caffè" in senso lato poiché non utilizza chicchi di caffè nella sua preparazione.
- Marocchino
si prepara versando nel bicchierino di vetro prima la schiuma del latte
e poi il caffè, spesso viene aggiunto anche del cioccolato o del cacao.
- Melange Viennese
- Caffè turco
- Caffè Doppio lungo
- Caffè Doppio Ristretto
- Caffè corto con fettina di arancia
- Caffè frappé è un'invenzione greca. I suoi ingredienti di base sono caffè istantaneo, zucchero e acqua.
- Irish coffee
- Jamaican coffee, è come l'Irish coffee, ma con il rum al posto del whiskey
- Caffè dello studente,
è un caffè particolarmente forte usato dagli studenti per rimanere
svegli per studiare. Ottenuto un caffè' dalla moka, lo si riinserisce
nella caldaia della moka si cambia il caffè nel filtro e lo si rifà.
- Caffè alla valdostana
- Café du campagnard
- Caffè brasiliano, si prepara aggiungendo al caffè, panna montata e cioccolato dolce in polvere[senza fonte]
- Caffè macchiato caldo o freddo caffè più un 20% di latte, può variare da caldo a freddo, spesso si trova già freddo sul banco
- Caffè francese
- Carajillo
- Caffè al limone, tipico di Giugliano in Campania si ottiene con l'aggiunta di limone di Sorrento
Altre bevande con caffè
Il caffè e la macroeconomia
A livello
macroeconomico, il caffè è un prodotto che può fornire riflessioni interessanti. Ad esempio, dal
1980 al
2002 il prezzo del caffè crudo è diminuito del 70%. Nel
2003, il prezzo della qualità arabica sul mercato internazionale era di 40
dollari per cento libbre, meno della metà dei costi medi di produzione (circa 90 dollari). Il
Commercio equo-solidale nello stesso anno lo pagava più di tre volte tanto, 141 dollari per 100 libbre.
Secondo l'ONG Oxfam, nei primi
anni novanta,
il valore commerciale globale del caffè era di circa 30 miliardi di
dollari, di cui 12 miliardi rimanevano ai paesi d'origine; tra il
2000 e il
2001
era arrivato a 65 miliardi, di cui solo 5,5 miliardi restavano ai paesi
produttori. Per porre rimedio a questa situazione, Oxfam International
ha avviato una campagna di informazione
[14].
Il mercato del caffè
Il
mercato globale di settore consta di circa 90.000 milioni di dollari. Il
Brasile, da solo, produce quasi un terzo del caffè nel mondo. Nelle
ultime tre stagioni[quali?]
il suo raccolto medio, si è aggirato sui 32 milioni di sacchi (un sacco
equivale a 60 kg) con esportazioni intorno ai 27 milioni. Al Salone
Internazionale del caffè sono presenti tutti i settori merceologici più
importanti con un +12,4% di espositori rispetto alla passata edizione.
Il Salone offre a 360° un panorama dei comparti legati alla
lavorazione del caffè includendo liofilizzazione e decaffeinizzazione,
aziende di imballaggio e confezionamento, enti portuali e spedizionieri,
associazioni e agenzie di promozioni. In percentuale, spicca il
comparto bar, gelateria e pasticceria (45%); ristoratori (36%),
torrefattori (14%), produttori di caffè (3%) e broker del caffè (2%).
A livello mondiale, non mancano le voci preoccupate per quella che è
una delle merci più scambiate insieme a petrolio e acciaio. A lanciare
l'allarme, il direttore esecutivo dell'Organizzazione Internazionale del
Caffè (OIC), Nestor Osorio, durante la seconda Conferenza mondiale del
Caffè, svoltasi nel settembre scorso a
Salvador de Bahia.
In occasione del raccolto di aprile 2006, proprio il Brasile
raggiungerà il più basso livello di scorte degli ultimi decenni, ovvero
40 milioni di sacchi. Tra i produttori, al secondo posto,troviamo il
Vietnam,
che ha superato in pochi anni la Colombia, ora al terzo posto, grazie
alla sua vicinanza geografica con il mercato cinese che ha visto
aumentare notevolmente i consumi. Altri grandi produttori mondiali sono
Indonesia,
Messico,
India ed
Etiopia.
Operatori commerciali
Il commercio del caffè è dominato da poche grandi multinazionali. Una
élite di 20 grandi società, di cui una sola proviene da un grande paese
produttore, controlla più di tre quarti del mercato del caffè. Gli
operatori commerciali più grandi sono: Neumann Kaffee (Germania),
Volcafè- EDF Man (Svizzera),
Cargill (Stati Uniti), Esteve(Brasile/Svizzera), Sucafina (Svizzera), Aron (Stati Uniti), Dreyfus (Francia),
Mitsuibishi (Giappone). Inoltre, certi grossi distributori di caffè come,
Sara Lee/De e
Nestlé,
possiedono società d'importazione proprie, le quali controllano
l'intera filiera del caffè, dal raccolto al consumatore. Grazie alla
leadership che si sono assicurate spesso pagano ai produttori un prezzo
più basso di quello del mercato mondiale, dal momento che riescono a
negoziare i prezzi facendo leva sulla base dei grandi acquisti.
Le oscillazioni del mercato del caffè
Il mercato del caffè è un mercato endemicamente instabile, questa
mancanza di stabilità si esprime in primo luogo attraverso le
fluttuazione del prezzo. La misura della volatilità del prezzo del caffè
si basa sulla percentuale di variazione giorno per giorno dei prezzi.
Da un punto di vista storico, casi di incremento delle fluttuazioni del
prezzo del caffè, affondano le loro radici principalmente in eventi
meteorologici negativi che hanno un effetto immediato sulla situazione
dei rifornimenti e creano un profondo disequilibrio tra disponibilità e
domanda del mercato.
Tuttavia, il mercato del caffè, fino al 1989, è rimasto relativamente
stabile anche a dispetto degli eventi atmosferici e delle loro
ripercussioni sulle piantagioni, e ciò grazie fondamentalmente ai vari
Accordi Internazionali sul Caffè che hanno garantito una sorta di
stabilità del mercato attraverso il sistema delle quote. Tale sistema
prevedeva che, nel momento in cui i prezzi sul mercato mondiali
scendevano sotto un certo livello, gli accordi disciplinavano delle
quote massime che i vari paesi produttori potevano immettere nel marcato
stesso, garantendo in questo modo una sorta di protezione. Il 4 luglio
del 1989 questi accordi fallirono e da allora si parla di
liberalizzazione del mercato del caffè.
L'inizio della deregolamentazione, dopo 27 anni di accordi tra
produttori, ha avuto ripercussioni di vasta scala sul mercato del caffè
che, per la prima volta, è stato controllato dalle forze della domanda e
dell'offerta. Nella fattispecie, in questa circostanza i paesi
produttori riversarono sul mercato tutte le scorte accumulate, causando,
ovviamente, il crollo dei prezzi. In sostanza, il meccanismo diventa il
seguente: le fluttuazioni, come abbiamo citato prima, sono intrinseche
al mercato del caffè, i prezzi alti diventano un incentivo, per i
produttori di caffè, a prendersi maggior cura delle piante o a piantarne
di nuove, la conseguenza di ciò, tuttavia, molto spesso implica, in una
fase avanzata delle nuove coltivazioni, una maggiore e miglior
produzione che comporta l'abbassamento dei prezzi. I prezzi bassi, a
loro volta, inducono ad una minor attenzione per le piantagioni da cui
la minor produzione ed il rialzo dei prezzi, così il procedimento si
ripete.
Non è, comunque, corretto intendere le fluttuazioni del mercato del
caffè esclusivamente nell'ottica della domanda e dell'offerta. Se è vero
che ogni fluttuazione ha una causa di origine fisica è altrettanto
dimostrabile che l'influenza dei grandi investitori finanziari ha avuto
un ruolo crescente a partire dalla liberalizzazione del mercato nel
1989. Questo è in sintesi l'andamento tipico del gioco dell'investimento
e della speculazione nel mercato del caffè: quando i prezzi del caffè
grezzo sono bassi, oppure quando si possono prevedere annate con
produzioni scarseggianti gli investitori si immettono nel mercato
operando grandi investimenti. Ovviamente questi acquisti sono di natura
speculativa, poiché l'obiettivo è quello di rivendere il prodotto con
ampi margini di profitto, nel breve termine. Nel mercato mondiale,
questa improvvisa domanda porta automaticamente al rialzo dei prezzi,
questo meccanismo prosegue fintantoché gli investitori decidono di
vendere a loro volta, per appropriarsi del profitto, causando un crollo
altrettanto improvviso dei prezzi sempre su scala mondiale. Oltre alle
cause fisiche dunque, il ruolo della speculazione acuisce le
fluttuazioni dei prezzi sia verso l'alto che verso il basso.
Il ruolo del caffè nei paesi in via di sviluppo
Il caffè rappresenta la coltivazione più importante nei Paesi in via
di Sviluppo: per oltre 20 milioni di coltivatori e le loro famiglie
costituisce l'unica fonte reale di reddito. Una dozzina di piccoli paesi
dell'Africa orientale, come ad esempio
Uganda,
Ruanda ed
Etiopia,
vedono proprio il caffè come principale prodotto di esportazione, più
precisamente si può constatare come dipendano dal caffè per oltre metà
delle loro esportazioni. Anche nel
Centro America il caffè resta la principale fonte dell'economia.
Questa situazione non è positiva, soprattutto se consideriamo
l'instabilità connaturata a questo mercato. Alcuni dei più grandi
produttori di caffè del mondo,
Brasile e
Colombia
non sono totalmente dipendenti dal caffè, nel senso che meno del 10%
dei redditi da esportazione derivano dal caffè. Ovviamente, i produttori
traggono beneficio dai prezzi più elevati, ma chi si riserva i più
grandi vantaggi dall'improvviso aumento dei prezzi sono gli esportatori e
gli speculatori. Questi ultimi, infatti, possiedono le disponibilità
delle scorte, sia fisicamente che sulla carta.
La situazione dei piccoli coltivatori è molto diversa: dato il loro
continuo e pesante bisogno di liquidità, in genere vendono il caffè
appena possono, talvolta quando i chicchi stanno ancora sulle piante.
Con questa necessità di liquidità finanziaria non si trovano sicuramente
nella posizione idonea per negoziare il prezzo migliore. Dunque, quando
i prezzi sono alti i piccoli produttori tendono a vendere i propri
raccolti ad acquirenti individuali, che pagano in contanti e subito,
piuttosto che alla loro
cooperativa
che li pagherebbe con prezzo più alto ma più tardi. Al contrario,
quando il prezzo si abbassa i coltivatori tendono a rivolgersi alle
cooperative.
Il caffè è un importante risorsa economica dell'Etiopia, in
particolare ne produce tre prestigiose qualità: Sidamo, Harar e
Yirgacheffe. Il paese tenta di far registrare i nomi di queste tre
varietà presso l'
USPTO, ossia l'ufficio americano dei brevetti. Il Presidente etiope
Girma Wolde Giorgis ha presentato la domanda nel
2005 ma tale richiesta è bloccata da una fazione consistente della
National Coffee Association che preme affinché l'utilizzo dei chicchi e dei nomi resti libero dal
copyright.
Se la registrazione fosse approvata le implicazioni sarebbero assai rilevanti per l'
Etiopia, uno dei paesi più poveri del mondo, con un
PIL
pro capite di 160 dollari all'anno e aspettativa di vita media pari a
47 anni. In sostanza, in caso di vittoria legale del governo di Abeba,
chiunque utilizzasse i chicchi delle tre qualità, si troverebbe a dover
pagare un diritto di sfruttamento del marchio all'Etiopia. Tutto ciò
potrebbe far incassare a questo paese 88 milioni di dollari in più
all'anno, con incremento sostanziale se raffrontato ai 156 milioni
(2002) ricavati in toto dall'esportazione del caffè. Questo caso ha
suscitato molto scalpore dal momento che vede implicate una grande
multinazionale della ristorazione (Starbucks Cafe) ed una delle più consolidate e potenti
ONG del mondo,
Oxfam.
Nello specifico Oxfam accusa
Starbucks
di aver ostacolato e bloccato la registrazione delle tre varietà
etiopi, mascherandosi dietro la National Coffee Association, di cui la
multinazionale è uno dei membri più influenti. Starbucks nega di avere
un ruolo nella regia di questo impasse, difendendosi attraverso la
pubblicizzazione della propria politica commerciale più recente, in base
alla quale il gruppo ha incrementato gli acquisti dal governo Abeba del
400% negli ultimi quattro anni, portando un conseguente beneficio dei
coltivatori etiopi a cui sarebbero stati pagati prezzi del 23% maggiori
rispetto a quelli del listino medio internazionale per le stesse qualità
di chicchi di caffè.
Queste spiegazioni non sono bastate ad Oxfam, che nel 2004 ha
collaborato proprio con Starbucks intorno a progetti di sviluppo rivolti
all'Etiopia. I responsabili di Oxfam hanno dato voce a Tadesse Maskela,
il giorno di avvio della loro campagna. Takela, capo di una cooperativa
di produttori di caffè etiope, ha esplicato la rabbia di 15 milioni di
agricoltori che sopravvivono solo in base alla vendita del caffè. Tekela
spiega che Starbucks offre le qualità di Sidamo e Harar al prezzo di
26.29 Dollari alla libbra, ma i contadini etiopi arrivano a guadagnare
una cifra compresa tra 30 e 59 centesimi per la medesima quantità.
Curiosità
- Nel 1771, in Svezia, il re Gustavo III
volle verificare scientificamente se il caffè giovasse o meno alla
salute. Per far ciò, si servì di due gemelli detenuti nelle carceri
svedesi per omicidio. Dopo avergli commutato la pena di morte in
ergastolo, impose loro la consumazione di tre tazze di caffè al giorno
per uno e di tre tazze di tè l'altro. Pare che invecchiò meglio il
gemello che fu costretto a bere tè, il quale si spense ad 83 anni.[15]
- Seppure in tutta Italia l'uso del caffè è fortemente influenzato da
tradizioni locali e legato all'uso di nomi che possono variare di città
in città, merita una menzione particolare la nomenclatura del caffè in
uso a Trieste, del tutto differente da quella in uso nelle altre città.
- Del caffè non si butta nulla. Il suo infuso corroborante lo si beve e i suoi fondi possono essere utilizzati
per utilità di casa o del giardino. È un repellente ecologico contro le
formiche e le lumache, può essere utilizzato come concime per le
piante, posto nel frigorifero attira i cattivi odori e infine si può
utilizzare per ravvivare il colore castano dei capelli.
Note
- ^ a b c "I
segreti del caffè",di Fernando E.Vega, pubbl. su "Le Scienze (American
Scientific), num.480, agosto 2008, pag.88-93 / pubbl. su "American
Scientist", vol.96, num.2, marzo 2008
- ^ Coffea excelsa A.Chev., Rev. Cultures Colon. 12: 258 (1903). - kew.org
- ^ Francis Bacon, Sylva Sylvarum: or A Natural History In Ten Centuries, London, William Lee, 1627; § 738.
- ^ Prospero Alpini, De Medicina AEgyptiorum, Venezia, 1591.
- ^ Angelo Forgione - Made in Naples, come Napoli ha civilizzato l'Europa e come continua a farlo (Magenes, Milano - 2013): pagina 175.
- ^ http://www.ico.org/prices/po.htm
- ^ Decaffeinated Coffee and Glucose Metabolism in Young Men, James A. Greenberg, David R. Owen, Allan Geliebter, Diabetes Care 05 Aprile 2010 (2010;33(2):278-280), American Diabetes Association, Inc
- ^ Coffee Consumption and Risk of Type 2 Diabetes: A Systematic Review,
Rob M. van Dam, Frank B. Hu, JAMA. 2005;294(1):97.
doi:10.1001/jama.294.1.97. Analisi dei 62 studi pubblicati su caffè e
caffeina da PUB MEDLINE dopo il 2005, relativi a 194.000 pazienti (studi
che non trattano dei meccanismi sottostanti)
- ^ Chlorogenic acid modifies plasma and liver concentrations of: cholesterol, triacylglycerol, and minerals in (fa/fa) Zucker rats,
Delcy V Rodriguez de Sotillo, M Hadleya, Health Nutrition and Exercise
Science Department, EML 350, North Dakota State University, Fargo, ND
58105, USA. Non evidenzia nei ratti una variazione di risposta al picco
glicemico dopo i pasti, né un significativo calo della glicemia
- ^ E. Giovannucci (1998). Meta-analysis of coffee consumption and risk of colorectal cancer. Am. J. Epidemiol. (147): 1043–1052.
- ^ Galeone C.; et al. (6 luglio 2010). Coffee
and tea intake and risk of head and neck cancer: pooled analysis in the
international head and neck cancer epidemiology consortium. Cancer Epidemiol Biomarkers Prev. (American Association for Cancer Research) 19 (7): 1723-1736 (in inglese). DOI:10.1158/1055-9965.EPI-10-0191. PMCID: PMC3047460.
- ^ S.C. Larsson; A. Wolk (2007). Coffee consumption and risk of liver cancer: a meta-analysis. Gastroenterology (132): 1740–1745.
- ^ Il caffè protegge la prostata
- ^ maketradefair.com
- ^ Giuliana Rotondi. Focus Storia numero 55. Maggio 2011. Pag. 27
Bibliografia
- A. Weinberg Bennet, K. Bealer Bonnie, Caffeina. Storia, cultura e scienza della sostanza più famosa del mondo, Roma, Donzelli, 2002.
- Francesco Motta, Renato Guereschi, Tutti pazzi per il caffè Zolezzi, Genova, SPCV, 2004.
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